Internet e la “guerra fredda”
|
1945 |
Bombardamento di Hiroshima e Nagasaki 1 |
|
1949 |
L’Urss costruisce la prima bomba atomica 2 |
|
1952 |
Gli Usa fanno esplodere la prima bomba H 3 |
|
1953 |
L’Urss costruisce la bomba H 4 |
|
1957 |
Messa in orbita dello Sputnik 5 |
|
1958 |
Lancio dell’Explorer 6 – Nascita della Nasa |
|
1977 |
Installazione degli SS 20 (Urss)e dei Pershing e Cruise (Usa) in Europa 7 |
|
1983 |
Reagan annuncia il programma Sdi 8 |
|
1991 |
Bush e Gorbacev firmano l’accordo Start – Scioglimento dell’Urss |
Dissuasione – Persuasione
1 Secondo alcune interpretazioni l’uso della bomba atomica è in realtà il primo atto della Guerra Fredda, poiché vero scopo degli Usa sarebbe stato mostrare all’Urss la sua superiorità, stabilendo immediatamente i reali rapporti di forza.
2 All'indomani del secondo conflitto mondiale, le due superpotenze non erano su un piano di parità dal punto di vista militare. La necessità di recuperare il ritardo tecnologico portò l’Urss a un serrato impegno di ricerca e di sperimentazione: grazie anche al contributo di alcuni scienziati occidentali che, per scelte ideologiche, si trasferivano in Urss con un bagaglio determinante di informazioni, e alle notizie fornite dalle cosiddette spie atomiche (la più nota delle quali fu il fisico Klaus Fuchs), nel 1949 i sovietici realizzavano a loro volta una bomba simile a quelle sganciate su Hiroshima e Nagasaki.
3
All’inizio
degli anni Cinquanta gli americani cercarono di riacquistare il vantaggio
tecnologico finanziando le ricerche per un nuovo tipo di ordigno dalle
potenzialità distruttive ancora maggiori della bomba atomica. Il progetto,
affidato ad una équipe di scienziati diretta da
Edward Teller,
portò alla realizzazione di una nuova generazione di bombe, dette “H” o
“all'idrogeno” o, ancora, “termonucleari”, la cui potenza distruttiva era
eccezionale, come dimostrò la prima esplosione sperimentale, fatta il 1
novembre 1952 nell'isoletta di Eniwetok nell’arcipelago delle Marshall
(Pacifico settentrionale). L’ordigno, che pesava 65 tonnellate, scavò un
cratere largo 3 chilometri e profondo 800 metri, cancellando praticamente
l’isola.
Mentre la bomba atomica si basa sulla spaccatura o “fissione” di nuclei
pesanti quali quelli dell’uranio e del plutonio, la
bomba H
si fonda sulla fusione di nuclei leggeri, quelli del deuterio e del trizio,
isotopi dell’idrogeno. La reazione di fusione genera un’energia assai più
grande di quella della fissione e l’esplosione produce effetti molteplici.
In primo luogo vi e un’intensa radiazione termica, capace di incendiare
vastissime zone. In secondo luogo, un’emissione di raggi gamma e di
neutroni; questi ultimi uccidono per irradiazione diretta, mentre i raggi
gamma generano nell’atmosfera intensi campi elettromagnetici capaci di
mettere fuori uso i sistemi di telecomunicazioni di un’intera nazione. A
questi effetti istantanei, si aggiunge l’effetto secondario dovuto alla
radioattività, con la materia radioattiva della bomba nucleare che ricade
nell’aria sotto forma di pulviscolo.
4 Nell’agosto 1953 i sovietici realizzarono a loro volta la bomba all’idrogeno, riuscendo tra l’altro a produrre un modello molto più leggero (e quindi più facilmente utilizzabile ai fini bellici) di quello americano.
Ideata la bomba H, nel corso degli anni Cinquanta gli obiettivi della ricerca bellica si spostarono su un nuovo terreno, quello dei mezzi per trasportare gli ordigni sul territorio nemico con la maggior velocità e precisione possibile. Gli Usa puntavano soprattutto sullo sviluppo dell’aeronautica, ottenendo la superiorità strategica con il modello B-36, in grado di volare per 16.000 chilometri senza scalo. Il bombardiere non era molto veloce e l’avviamento dei motori era lento, tanto che un certo numero era sempre in volo con il proprio carico nucleare; al confronto, i Tupolev-4 Bull sovietici apparivano comunque assai inferiori, con un’autonomia di soli 5.000 chilometri e una velocità di crociera di 360 km/h.
5 L’episodio, come soprattutto tutta la successiva corsa spaziale, può rientrare nella coesistenza nella competizione, predicata da Cruscev, e quindi nella strategia della persuasione, ma, al tempo stesso, rientra nella strategia della dissuasione in quanto dà l’avvio a una nuova fase della corsa agli armamenti, quella dei missili. L’Urss puntò sulla ricerca di vettori intercontinentali, che potessero essere lanciati sull’obiettivo senza bisogno di una guida umana (le sue basi erano troppo distanti dal territorio nemico). Infatti, con il lancio dello Sputnik venivano modificati i rapporti di forza tra le due superpotenze, perché il missile utilizzato per mettere in orbita lo Sputnik avrebbe anche potuto sganciare una bomba nucleare su Washington o New York, sottoponendo gli Stati Uniti alla stessa minaccia di distruzione da essi esercitata verso l'Unione Sovietica.
6 L’esplorazione dello spazio si tradusse sul piano militare in una corsa verso armamenti sempre più sofisticati. Da una parte e dall’altra si realizzavano vettori intercontinentali potenti e precisi, pronti a partire all’istante e a piombare in mezz’ora su un avversario incapace di intercettarli, ma capace di lanciare a sua volta i missili prima di essere colpito. I sovietici realizzarono i missili intercontinentali SS-6 e SS-7 e a loro volta gli americani introdussero in servizio operativo tra il 1960 e il 1961 i missili intercontinentali Atlas. La marina militare fu dotata dei Polaris, i missili lanciati da sottomarini. Nello stesso periodo in alcuni paesi dell’area atlantica (Gran Bretagna, Italia e Turchia) furono installate basi per missili a media gittata Jupiter e Thorn.
7 I missili Cruise, o missili da crociera, sono missili dotati di motore, capaci di percorrere sino a 3.500 km. alla velocità del suono. Grazie a un sistema automatizzato di guida, basato su un radar computerizzato, il Cruise può mantenere una traiettoria quasi radente terra (tra i 20 e i 50 metri), seguendo le varie ondulazioni del terreno. Il volo a bassa quota, l'utilizzazione di materiali che riflettono poco le onde radar e le piccole dimensioni (dai 4 ai 5 metri di lunghezza, per 50 centimetri di larghezza), rendono i cruise capaci di eludere la sorveglianza radar.
8 La Strategic Defence Initiative, subito conosciuto come il progetto delle “guerre stellari” prevedeva la costruzione di uno “scudo” difensivo nello spazio, capace di intercettare eventuali missili balistici nemici prima che rientrassero nell’atmosfera e di distruggerli con un bombardamento di raggi laser da stazioni orbitanti. In questo modo la sicurezza degli Stati Uniti sarebbe stata garantita non più con la minaccia della ritorsione, ma con un sistema in grado di mettere il nemico nell’impossibilità di colpire: il che significava superare tutti gli equilibri maturati dalla fine degli anni Cinquanta e tornare ad una situazione nella quale il nemico, non potendo colpire, era automaticamente nella condizione di potere essere colpito. Il progetto delle “guerre stellari”, criticato da molti scienziati che lo ritenevano irrealizzabile, presupponeva costi altissimi: tra il 1984 e il 1990 il governo americano investì nella ricerca oltre 20 miliardi di dollari.